Hotel Firenze piazza S.S. Annunziata - piazza San Marco - Galleria degli uffizzi

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Secondo giorno per Firenze

L'itinerario del secondo giorno comincia con gli antichi etruschi. Ci recheremo a Piazza della SS. Annunziata, in cui si respira, intatta, la nobile calma del giovane Rinascimento. Cominciata nel '200, la chiesa fu rimaneggiata da Michelozzo e Antonio da Sangallo: l'atrio conserva squisiti affreschi di Andrea del Castagno, Pontormo, Franciabigio e Alessio Baldovinetti. Nell'interno, barocco, affreschi e quadri del Perugino, del Bronzino, e le Tombe di Benvenuto Cellini, Andrea del Sarto e del Pontormo. Di fianco alla Chiesa, il bell'Ospedale degli Innocenti, del Brunelleschi, nel cui refettorio si conservano la lieta Epifania del Ghirlandaio e una Madonna di Piero di Cosimo.

In faccia all'Ospedale, il Museo Archeologico: ci dirigiamo al Museo Topografico dell'Etruria, con le testimonianze, ordinate secondo i luoghi di provenienza, delle citt etrusche che visiteremo: Orvieto, Chiusi, Tuscania, Tarqui-nia. L'Antiquarium e ricco di famose sculture etrusche e greche: il Sarcofago di Larthia Seianti (II sec. a. C.) con la maestosa figura di donna che si abbiglia per il viaggio nell'oltre tomba, la statua dell'Arringatore (III sec.) e la favolosa Chimera bronzea (V sec.) trovata ad Arezzo nel 1555. Dal mondo etrusco ed ellenico passiamo ora, con un salto di venti secoli, al mondo mistico del Beato Angelico, nel vicino Convento di San Marco dove il frate domenicano, in otto anni (1437-1445) affresco uno dei piu prodigio-si cicli della pittura di tutti i tempi. In San Marco sono stati radunati anche i piu impor-tanti dipinti su tavola dell'Angelico esistenti a Firenze.

Da San Marco passiamo al Cenacolo di Santa Apollonia, per ammirarvi il ru-de e forte Cenacolo di Andrea del Castagno, e i vigorosi Ritratti di uomini illustri, dello stesso pittore. Nella vicina via Ricasoli, e la Galleria dell'Accademia, con numerosi dipinti, celebre soprattutto per le statue di Michelan-gelo: il David, opera della giovinezza matura e i dolorosi abbozzi dei Prigioni per l'incom-piuta tomba di Giulio II. Ancora Michelange-lo ci aspetta nella vicina Sacrestia Nuova di San Lorenzo, con le Tombe di Lorenzo e Giu-liano de' Medici. Guardate prima il luminoso interno di San Lorenzo, la raccolta Sacrestia Vecchia, opere del Brunelleschi; e poi, passate all'ambiente michelangiolesco, e vi rendete conto che, nei neppur cento anni di intervallo, e nato un mondo nuovo. Le relazioni fra ar-chitettura e scultura sono poste in termini nuovi. C'e una scultura architettonica in cui si compongono delle figure: le tombe non so-no piu appoggiate ai muri, ma vi sono inte-grate; le statue, a loro volta, diventano parte essenziale delle tombe: e insieme, struttura e statuaria, esprimono possenti allegorie, dove concezioni pagane e cristiane parlano delle stesse verita eterne: sulla vita, sulla morte, sull'al di la. Nello stesso complesso monumentale, Michelangelo realizzo anche la Biblioteca Lau-renziana, prima biblioteca civile con destina-zione pubblica.

Visitiamo ora il Palazzo Medici-Riccardi, col Museo mediceo e l'affascinan-te affresco de) Corteo dei Re Magi dipinto nel-la Cappella da Benozzo Gozzoli (1459). Per via del Giglio, si va alla Chiesa di Santa Maria Novella, cominciata (1278) dai Domeni-cani e completata da Leon Battista Alberti (1470) con le grandi volte laterali, che qui compaiono per la prima volta. La chiesa e gremita di opere d'arte: il Crocifisso giotte-sco, nella Sacrestia, gli affreschi del Lippi, il Giudizio Universale degli Orcagna, le tombe scolpite da Rossellino, Ghiberti, Benedetto da Maiano: ma, soprattutto, ammireremo la po-lente Trinita di Masaccio ventiseienne, pagina decisiva nella storia della pittura italiana; gli affreschi di Paolo Uccello nel ChiostroVerde, la cui danza dallo sfrenato ritmo bacchico sembra far rivivere lo spirito della pittura etrusca; e il grande discorso decorativo di-pinto nell'abside da Domenico Ghirlandaio, per cui le storie sacre diventano sontuosi pretesti per raccontare la vita della ricca borghesia fiorentina del Quattrocento. Non mancano, nelle vicinanze, ottimi ristoranti dove concludere la densa mattinata con un pasto della sobria e raffinata cucina toscana.

Nel primo pomeriggio, per Borgognissanti, piena di botteghe d'antiquari, raggiungiamo la Chiesa d'Ognissanti che custodisce, oltre alla tomba del pittore, un notevole affresco del Botticelli, Sant'Agostino di fronte a que-sto, il San Girolamo, del Ghirlandaio, che dipinse anche il Cenacolo nel refettorio. Dopo il Lungarno e il Ponte Vespucci, giun-giamo, oltre l'Arno, alla Chiesa di San Fre-diano, e di qui al Carmine, della fine del '200, distrutta nel sec. XVIII da un incendio, da cui si salvo, tuttavia, la Cappella Brancacci, uno dei santuari della pittura italiana, gigantesca opera di Masaccio (1401-1428) che segno la completa liberazione della forma pittorica, l'esplosione irruente e geniale del Rinascimento: da Botticelli e Leonardo, a Michelangelo, tutti i grandi artisti delle generazioni succes-sive meditarono e studiarono qui, davanti all'opera del rinnovatore della pittura, morto a ventisette anni. Per via Santa Monica e via Sant'Agostino, raggiungiamo Santo Spirito, uno dei vertici dell'architettura del Brunelleschi (1446) e poi, la fiera mole di Palazzo Pitti, disegnato anche esso dal Brunelleschi e ampliato nei secoli successivi. Qui si apre l'altra grande pinacoteca fiorentina, la Galleria Palatina (Ved. Le 10 capitali della pittura italiana).

Usciti dalla Galleria, chiudiamo il pomeriggio con le riposanti vedute del Giardino di Boboli, cominciato nel 1549, sulla collina che sale al Forte di Belvedere. Ci resta una mattina da trascorrere a Firenze. Raggiungeremo il Ponte alle Grazie per visitare, sulle due opposte sponde dell'Arno, le collezioni d'arte che due privati, l'antiquario Bordini e io scrittore inglese H. P. Horne lasciarono alla citt: nel Museo Bardini pre-vale la scultura (opere di Donatello, Pollaiolo, Michelozzo, Andrea della Robbia); nel Museo Horne, la pittura (dipinti di Simone Martini, Lorenzo di Credi, Lippi, Sassetta e oggetti di arti decorative). Per via dei Benci, giungiamo alla grande piazza con la Chiesa di Santa Cro-ce (1294) dall'interno gotico di possente so-brieta, gremito di opere d'arte: affreschi di Giotto, Taddeo e Agnolo Gaddi, Maso di Ban-co; sculture di Donatello, Rossellino (la mira-bile Tomba di Leonardo Bruni) e Canova. San-ta Croce e il Pantheon nazionale italiano, perchè vi sono sepolti Michelangelo, Machiavelli, Galileo, Vittorio Alfieri, Foscolo.

A destra della Chiesa, sul Chiostro trecentesco, si affaccia la Cappella Pazzi, un gioiello del Brunelleschi (1446). Usciti da Santa Croce, guardiamo l'estrosa facciata dipinta del Palazzo dell'Ancella e raggiungiamo, in via Ghibellina, 1a Casa Buonar-roti, che fu di Michelangelo, oggi Museo di opere giovanili, ritratti, manoscritti e disegni michelangioleschi. Percorrendo via Ghibellina, giungiamo al Palazzo del Bargello, dove ha sede il Museo Nazionale, eccezionale raccolta di scultura (Michelangelo, Donatello, Verrocchio, Ghiberti) maioliche, affreschi, miniature e bronzi.

La nostra visita a Firenze è finita. Per via Borgo Pinti e via degli Artisti, ci allontaniamo dal centro e, proseguendo, giungiamo a via Alessandro Volta dove comincia la via San Domenico che congiunge Firenze con Fiesole. La salita verso Fiesole si svolge in un paesaggio di indimenticabile letizia, fra colline piene di ville e cipressi. Circa 3 km. prima di Fiesole, si ammira la quattrocentesca Chiesa di San Domenico dove il Beato Angelico, il frate pittore, che ne fu qualche anno parroco, lascio una dolce Madonna su tavola, e una Crocifissione a fresco. Poco piu avanti, la Chiesadella Badia che il Brunelleschi riedifico, incorporandoparte della preesistente facciata romanica policroma, nello stile di San Miniato e del Battistero.

3 GIORNATA